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Festa della Madonna di Lourdes (Agosto)


L'11 Febbraio e la prima domenica di Agosto si svolge la festa della Madonna di Lourdes.

La tradizionale festa di Agosto, oltre a essere un forte momento aggregante per tutta la comunità parrocchiale, rappresenta un importante momento folkloristico, arricchito dalla "ntinna a mmari", "luminarie", spettacoli musicali con artisti di fama nazionale, realizzati grazie all'impegno di un motivato comitato festa e alla collaborazione dell'amministrazione comunale di Piraino, che richiamano a Gliaca migliaia di persone provenienti da paesi vicini.

Momento centrale della Festa rimane però, la Processione con il Simulcro della Madonna che a tarda sera, alla luce delle suggestive fiaccole, portato a spalla da fedeli che indossano una casacca azzurra, attraversa le principali vie di Gliaca, per l'occasione trasformata in una piccola Lourdes.

Trasformazione che si ripete ancor di più in occasione della Festa dell'11 Febbraio.

Festa della Madonna di Lourdes (Febbraio)


Dal 2007 infatti anche il giorno della festa liturgica della B. V. Maria di Lourdes si ripete con un percorso ridotto rispetto a quello di Agosto, la Processione-Fiaccolata con il Simulcro della Madonna. In un'atmosfera di grande fede e commozione, alla processione partecipano gli ammalati e le associazioni di volontariato provenienti da più parti della Diocesi di Patti, per celebrare la "giornata diocesana del malato", organizzato in collaborazione con la commissione diocesana di pastorale sanitaria.

Dopo la Processione, nella grande Chiesa che a stento riesce a contenere tutti i fedeli, si svolge la Solenne Celebrazione Eucaristica, possibilmente presieduta dal Vescovo quindi, ci si ritrova tutti insieme, nel salone parrocchiale per un momento di fraternità realizzato grazie alla collaborazione dei ristoratori ed esercenti di Gliaca, Brolo e degli altri centri vicini, nonchè al preziosissimo aiuto del comitato festa e degli operatori pastorali parrocchiali, che con grande sensibilità accolgono e intrattengono numerosi fedeli giunti a Gliaca per l'occasione.

Festa di San Cataldo

Dopo la collocazione nella Chiesa Parrocchiale del nuovo simulcro di S. Cataldo primo protettore di Gliaca, in una Domenica vicino al 10 Maggio, è stata ripristinata la Festa in suo onore.

Il Sabato precedente la Festa la reliquia del Santo viene portatain Processione fin sulla spiaggia, al cospetto del mare, dove in un luogo appositamente addobbato dai pescatori si celebra la S. Messa e si cantano i primi Vespri.

Domenica nella S. Messa delle ore 11, si benediscono i rametti di alloro che adornano la vara del Santo e che al termine della Processione vengono distribuiti ai fedeli. Nel pomeriggio, coinvolgenti giochi di piazza, tra cui la tradizionale pentolaccia e la caratteristica "spremitura degli agrumi", vengono organizzati dal comitato della festa per l'intrattenimento di grandi e piccini, mentre dopo la S. Messa Vespertina si svolge la Processione con il Simulcro del Santo, accompagnata dal suono della banda e salutata al suo rientro in Chiesa dai consueti fuochi artificiali.

Madonna di Lourdes : cenni Storici

Nel 1858 l'Immacolata Vergine Maria apparve diciotto volte - dall'11 febbraio al 16 luglio - a Bernadetta Soubirous, presso Lourdes in Francia, nella grotta di "Massabielle". Servendosi di questa umile fanciulla, Maria chiamò i peccatori alla conversione e suscitò nella Chiesa un movimento intenso di preghiera e di carità, la quale produsse una sollecitudine speciale per i malati. Da allora il nome della città di Lourdes fu associato a Maria per ricordare il messaggio di queste apparizioni: preghiera, penitenza, carità.

Fondamenti dogmatici

Fondamenti dogmatici. La Madonna è apparsa molte volte nel corso della storia della Chiesa, ma la Chiesa non ha riconosciuto tutte queste apparizioni e solo in pochi casi le ha contraddistinte con una celebrazione. Le apparizioni di Lourdes furono riconosciute ufficilmente nel 1907 sotto il pontificato di Pio X che introdusse la memoria liturgica della Immacolata Vergine di Lourdes l'11 febbraio. I fondamenti dogmatici di questa festa vanno cercati nel messaggio che la "bella Signora" consegna alla veggente S. Bernadetta e si possono sintetizzarsi in tre punti:
  • preghiera: le apparizioni a Lourdes cominciano con la preghiera e la sola preghiera che Bernadetta conosce è il rosario. La Madonna chiede a Bernadetta di "pregare Dio per i peccatori". Molti oggi hanno dubbi sulla preghiera, dicono che è mero infantilismo. Il messaggio di Lourdes ci ricorda invece che pregare è fondamentale per la nostra vita di cristiani. E' una necessità perché ci permette di vivere in comunione con Dio e i nostri fratelli. Dio conosce sempre ciò che è bene per i suoi figli, non aspetta che glielo chiediamo. Le nostre preghiere, dunque, non cercano di persuadere Dio a volere il bene per noi, ma invece esse vogliono far aderire le nostre volontà alla volontà stessa di Dio affinché il suo amore provvidente si realizzi per la nostra vita.

  • penitenza: la Vergine Maria dice a Bernadetta "non ti prometto di essere felice in questo mondo, ma nell'altro". In questo mondo bisogna tribolare per le prove della vita, per le tentazioni del maligno; è necessario, dunque, che attraverso autentiche opere di penitenza cominciamo a distoglierci dal peccato per rivolgerci a Dio. Torniamo, dunque, ad avvalerci con fervore più intelligente dei sacramenti della Penitenza e della Eucaristia, coi quali Cristo ci rende partecipi della sua vita divina. La Vergine Maria accenda nel nostro animo un bruciante bisogno di pentimento, di conversione, di ottenuta misericordia, che ci conduca a una confessione davvero trasformante e a una comunione eucaristica degna della Pasqua di Cristo.

  • carità: attraverso le apparizioni di Lourdes, la Vergine Maria ha voluto ricordarci il precetto della carità che ha contraddistinto l'agire di Gesù Cristo. Noi, che vogliamo modellarci su di lui, non possiamo perciò rinchiuderci entro gli spazi angusti dei nostri interessi e delle nostre comode rassegnazioni. "Donare" e "Perdonare" sono i due aspetti inscindibili dell'amore evangelico. Dopo che l'Agnello di Dio è morto invocando la pietà del Padre sui suoi crocifissori, non è più possibile essere davvero suoi discepoli se non ci si libera da ogni odio e da ogni rancore. Dopo che l'unico nostro Salvatore si è dato tutto per noi, nessuno può dirsi autenticamente suo seguace se non si impegna, per quel che gli è consentito, nell'aiuto fattivo ai fratelli vicini e lontani.

Storia di San Cataldo

Irlanda, patria di origine di San Cataldo
L'Irlanda ai tempi di S. Cataldo era divisa in quattro Province: Connacia (Connaught) ad Ovest; Lagesia (Leinster) a Sud-Est; Mummonia (Munster) a Sud-Ovest; Ultonia (Ulster) a Nord.
Il Cristianesimo in queste regioni si diffuse fin dalla fine del IV secolo per opera di missionari giunti dalla Gallia o anche di prigionieri cristiani condotti in queste terre dai pirati. Proprio in questo periodo fiorirono diversi missionari cristiani e tra questi si distinse S. Cataldo.

La nascita di Cataldo
Dodici miglia lontano da Lismore, su una collina che dai Romani fu detta Mons Fabae, si trovava Rachau. E' la città segnata negli Atlanti moderni col nome di Rath-Kormak. Ai piedi di essa scorre il fiume Bride. Vi era un castello abitato da due nobili giovani sposi: Euco Sambiak ed Aclena Milar, i quali erano ferventi cristiani.
Siamo negli anni 400 – 405 e la giovane Aclena era incinta di un figlio. La tradizione racconta che la nascita di Cataldo fu preceduta e accompagnata da diversi prodigi. Si dice che mentre la madre stava per partorire, apparve sopra il tetto del loro castello una gran luce. Viveva allora in Rachau, un uomo di santa vita, Dionisio, che dotato da Dio dello spirito di profezia, vedendo quella luce prodigiosa, si recò frettolosamente alla casa di Aclena e le disse: «sta di buon animo, o donna, perchè tu partorirai un bambino che nella sua vita sarà missionario della vera Fede, onore dei genitori e della sua patria, maestro di straniere nazioni».
A questo prodigio se ne aggiunsero altri riferentesi all'infanzia del bambino. Dopo qualche anno dalla nascita di Cataldo, Aclena gravemente ammalata morì. Il bambino, come se già avesse l'uso della ragione, prevenuto dalla Grazia, tese le manine come per carezzarla, e con un bacio la fece ritornare in vita.
Un altro giorno il bimbo, mentre giocava, cadde col capo sul pavimento della casa. La pietra su cui cadde si rammolì come tenera cera, ricevendone l'impronta. La pietra in seguito fu dai cittadini devoti messa a cielo scoperto, come monumento di devozione e fiducia verso il Santo. Quando pioveva si riempiva di acqua come rimedio nei casi più disperati, e venivano per mezzo di essa risanati da qualunque infermità.

I primi anni dell’infanzia di Cataldo
I genitori di Cataldo, felici di aver ricevuto questo figlio, pieni di fervore, conscii della loro responsabilità, educarono il fanciullo, fin dai primi anni, alla più tenera e solida pietà cristiana. Nella casa di Cataldo si respirava un'aria tutta piena di amore verso Dio e di carità verso il prossimo. I genitori insegnavano al piccolo Cataldo, con la parola e con l'esempio, l'amore alla preghiera, l'abitudine all'ubbidienza, all'ordine, alla mortificazione, allo spirito di sacrificio; gl'insegnavano a fuggire le passioni e a dominarle. Procurarono anche di dargli una salda istruzione, e il fanciullo Cataldo oltre a crescere negli anni, cresceva anche nella virtù e nella dottrina, tanto da destare l'ammirazione e l'affetto di quanti lo avvicinavano.
Premuroso e diligente nell'adempimento dei suoi doveri, Cataldo progredì nella fede e nella dottrina tanto da divenire uno dei più apprezzati e seri giovani della sua città.

Gli studi e l’insegnamento a Lismore
Nella contea di Limerik, a pochi chilometri dal fiume Blakwoter, su un'amena collina, sorge la città di Lismore. Nel V secolo era molto frequentata, vi era un centro di studi dove s'insegnava l'università delle scienze, rendendo i giovani atti a entrare negli arringhi liberali. E qui il giovane Cataldo, tra i 20 e i 25 anni, attrasse l'attenzione di tutti. Studiò con grande passione e intensità e col suo vivace ingegno, e con la sua eloquenza portò a compimento gli studi creando intorno a sé una larga corrente di simpatia. E così fu invitato a restare per dedicarsi all’insegnamento. Il suo nome correva di bocca in bocca. Era in quella città il giovane più amato e rispettato di quei tempi. Attratti dalla fama del suo sapere accorrevano a Lismore moltissimi da ogni dove.

L’incontro di Cataldo con il santo vescovo Patrizio
Nel 432 giunse in Irlanda il Vescovo San Patrizio, Delegato del Pontefice di Roma, inviato come sostegno e difensore dei cristiani irlandesi. La sua fama si diffuse in tutta l’Irlanda ed anche Cataldo sentì parlare del grande vescovo che operava prodigi per la diffusione del Vangelo e per il sostegno dei cristiani. Egli sentì il bisogno di incontrarlo. Cataldo pur godendo dei piu' alti onori a causa del suo insegnamento, pensava che a nulla giova la dottrina, la cognizione di tutte le scienze, se essa, con sincero affetto e con pieta' non conduce a Dio. Voleva incontrare il vescovo Patrizio per trovare conferma nella sua fede e per mettersi a disposizione del Vangelo. E l'incontro avvenne. Patrizio conobbe in Cataldo un giovane cristiano fornito di grande dottrina e di meravigliosa attività, e pensando al vantaggio grande che come insegnante di Lismore aveva procurato al Cristianesimo, lo confermò nella Fede, e poi gli chiese di rendersi disponibile per la causa cristiana ordinandolo Sacerdote. Siamo nel 435. Il vescovo Patrizio, dopo aver riordinato la circoscrizione ecclesiastica in Lismore e in tutta la contrada, ne affidò la cura e lo sviluppo al giovane sacerdote Cataldo e quindi partì per le altre province a diffondere il Vangelo.

Vita sacerdotale di San Cataldo
Cataldo, sorretto dalla grazia, con la guida e con l'esempio di San Patrizio, posto nell’ordine sacerdotale, rivolse il suo impegno ed il suo zelo al culto e all'imitazione di Gesù Cristo e nello stesso tempo si prodigò all’annuncio e alla evangelizzazione del suo popolo. Con la sua profonda dottrina e con l'esempio della sua santità, era un faro luminoso, a cui tutti rivolgevano in quella contrada i loro sguardi. Egli alternava le fatiche della scuola con la meditazione, con ferventi preghiere, con aspre penitenze, e con l'andare per le città e sobborghi vicini a evangelizzare il popolo ed istruirlo sulle verità eterne. Il Signore si compiacque di concedergli di confermare con stupendi miracoli la sua predicazione e la Chiesa potè contare su di Lui: «Splendens doctrinae radiis. Conservas legem Excelsi. Miraculis coruscavit».

San Cataldo edifica una Chiesa in onore della Vergine Maria, Madre di Dio, e risuscita un operaio
Si era da poco celebrato il Concilio di Efeso (431) che aveva sancito la dottrina della divina maternità di Maria e aveva condannato l’eresia nestoriana. Nella Cristianità si diede grande impulso alla devozione mariana in molteplici maniere. Cataldo dunque mosso da grande e devoto affetto verso la gran Madre di Dio, esortò il popolo di Rachau a fabbricare una chiesa in onore della Madre del Signore. Si pose mano a scavare le fondamenta; molti operai erano addetti al lavoro. La tradizione racconta che una mattina un giovane addetto ai lavori di scavo, per un franamento, rimase sepolto dalla terra e dalle pietre. Alcuni operai accorsi lo estrassero semivivo. Come il padre del giovane ebbe notizia del mortale infortunio, corse sul posto per lamentarsi con Cataldo, perché perdeva il suo unico figlio, sostegno dei suoi anni, ed anche per implorarne la guarigione. Il Santo Sacerdote, però, era in quel momento lontano, per gli uffici del suo ministero, nelle campagne vicine. Il desolato padre si reca immediatamente presso la piccola fonte formata dalla pietra che, come abbiamo detto, aveva ricevuto l'impronta dalla testa di Cataldo bambino, e che aveva fama di essere miracolosa; ma avendola trovata asciutta, in preda a vivo dolore, ritornò presso il figlio, il quale, intanto, era già morto. Tornato a sera Cataldo dalle opere del suo ministero, l'afflitto padre gli presenta il cadavere del figlio, e con le lacrime agli occhi, lo supplica di restituirgli la vita. Cataldo a quella vista, mosso a pietà, prende per mano il giovane, e alzando gli occhi al cielo, dopo una intensa preghiera, lo risuscita restituendolo vivo al padre.

Morte dei genitori e costruzione di un’altra Chiesa
Morirono intanto a Rachau i suoi genitori; prima il padre, e poi, dopo qualche anno, la madre. Cataldo, sciolto dai legami della carne e del sangue, seguendo il consiglio del Vangelo, vendette tutti i suoi beni e ne dispensò il prezzo ai poveri. Crescendo intanto la stima e la venerazione di tutti verso di lui, e conoscendo egli quanto sia facile cosa, anche ad uomini santi, lasciarsi vincere dalla vanagloria, per fuggire il pericolo, lasciò Rachau ed andò nuovamente a Lismore. Nella città dei suoi studi volle edificare una nuova chiesa. La tradizione racconta di un fatto prodigioso: cadde infermo di una grave malattia, in uno dei paesi vicini a Lismore, il figlio più giovane di un valoroso soldato. Si ricorse invano a tutti i rimedi della scienza; ma il giovine morì. Gli afflitti genitori, confidando nella santità di Cataldo, trasportarono sino a Lismore il cadavere, e lo presentarono a lui, pregando che gli restituisse la vita. Cataldo si trovava in quel momento insieme con gli operai intenti ai lavori della nuova chiesa. Alla vista di tanto dolore dei genitori e dei parenti che lo supplicavano, nella sua umiltà si racconta che disse : «E chi sono io che posso risuscitare i morti? Dio solo può fare ciò; perciò a Dio solo e non agli uomini dovete ricorrere». Ma l'addolorato padre senza perdersi di fiducia, perseverando nella preghiera, depose il cadavere del figlio presso le fondamenta della chiesa, dicendo: «Non mi allontanerò di qui, se non mi farai la grazia». Il Santo allora, dopo avere pregato invitò anche il padre del ragazzo a fare lo stesso, poi avendo raccolto un pò di terra dalle fondamenta della Chiesa, la fece cadere sul corpo esamine del giovane che subito riacquistò la vita, e tra la più grande allegrezza e meraviglia venne consegnato ai genitori.
La Chiesa oggi viene chiamata di S. Cataldo e all’interno di essa si conserva un quadro raffigurante Maria Vergine, fatto dipingere dal Santo stesso col nome di Madonna Grande, a ricordo di quell’avvenimento.

La condanna, la prigione e la liberazione
La fama della predicazione e dei miracoli di Cataldo si diffuse presto in tutta la regione, tanto da suscitare curiosità, diffidenze ed invidie. I Druidi, sacerdoti pagani dell’Irlanda, volendosi vendicare dell’instancabile Cataldo, lo accusarono di magia e stregoneria davanti al re. Fu accusato anche dal Duca di Meltride, uomo perfido e acerrimo nemico di Cataldo, che consigliò al re di sopprimere il Santo accusato di volere sovvertire il popolo contro gli ordinamenti politici e i costumi del paese, e di volere abbattere il Potere regio e l'ordinamento sociale di tutta la Regione. Il re, timoroso per il suo potere, dando ascolto ai malvagi druidi e al cattivo Duca, si recò di persona a Lismore, fece ricercare il Santo, lo fece legare con catene e lo fece gettare nel fondo di una oscura prigione.
Ma nella notte il re fece un sogno, vide un Angelo che, con volto severo e con la spada sguainata, lo ammoniva dicendo: «Troverai perdono presso Dio, se, facendo penitenza del tuo peccato, darai a Cataldo il Ducato di Meltride. Sappi, o re, che questa notte stessa l'empio Duca è morto in pena della sua perfidia e dell'empio consiglio che ti ha dato». Il re si svegliò per lo spavento della visione e raccontò perplesso il sogno alla regina consorte che, timorosa, lo metteva in guardia dal fare del male al santo sacerdote Cataldo. La mattina seguente giunse al palazzo un messo che comunicava al re l'avvenuta morte del Duca di Meltride. Terrorizzato per l’avvenimento, il re ordinò che immediatamente Cataldo venisse liberato dalla prigione e condotto alla sua presenza.
Cataldo liberato dalle catene fu condotto innanzi al Re che, con grande sorpresa e meraviglia delle guardie, gli andò incontro, e con le lacrime agli occhi, domandò perdono per l’ingiusto trattamento fattogli; lo pregò di accettare il Vescovado di Rachau, come era uso a quei tempi in Irlanda. Il santo Sacerdote, al mirare tanta umiltà del re, gli rispose: «Tu, o Re, non hai bisogno del mio perdono, perchè Dio conoscendo i tuoi nuovi sentimenti, già ti ha perdonato. La Provvidenza ha permesso ciò per umiliare me povero sacerdote, per sperimentare la mia rassegnazione e per preservarmi da ogni pericolo di vanità e di orgoglio; ma anche per il tuo bene spirituale, o Re. Quanto poi all'Episcopato, io ti prego di esimermi da tale dignità, perchè anche senza tale dignità, io continuerò con maggior fervore a lavorare ad estendere il regno di Gesù Cristo di cui sono umile ministro». Il re allora gli raccontò il sogno che aveva fatto, e informandolo della morte del duca, lo pregò di accettare l’Episcopato di Rachau insieme al Ducato di Meltride, perché così voleva Dio. Cataldo piegando il capo, accolse i disegni della Divina Provvidenza e obbedì. Il Re con grandi onori lo fece accompagnare sino a Rachau e dispose la costruzione di una grande Cattedrale con annessa una costruzione per l’abitazione di Cataldo e dei suoi sacerdoti.

San Cataldo consacrato Vescovo
Era costume a quei tempi che i Vescovi venissero eletti dal Re, acclamati dal Clero e dal Popolo, e poi confermati dal Sommo Pontefice o da chi ne era stato delegato. Il popolo ed il clero di Rachau acclamarono con gioia Cataldo come loro pastore e guida e il delegato del Papa, il santo vescovo Patrizio, lo consacrò vescovo di Rachau nel 440. Egli attese con grande diligenza alla cura del gregge da Dio affidatogli. Riordinò la Diocesi, provvide al sostentamento del clero, si impegnò nella carità ai bisognosi. Mirabile fu la sua attività e più mirabile il suo zelo. Lavorò con passione, dedizione e impegno per circa 15 anni. Dopo questo duro lavoro e per impetrare grazie ai suoi fedeli, volle, come generalmente si usava in quei tempi, recarsi a visitare i Luoghi Santi. Vestitosi in abito da pellegrino e accompagnato da parecchi altri e da un suo congiunto Donateo, nel mese di novembre del 455 partì dall’Irlanda per recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme e ai luoghi santi dove visse e operò Gesù Cristo.

Il pellegrinaggio a Gerusalemme
La nave di Cataldo con i suoi compagni pellegrini giunse a Ioppe (oggi Giaffa) il porto di arrivo di tutti quelli che, passando per Alessandria, si recano in Palestina. Sbarcati dalla nave, in carovana, da Ioppe, passando per Lidda e per Emmaus, in breve tempo, giunsero a Gerusalemme. Durante il viaggio, tra salmi, inni e cantici, il santo ricordava ai pellegrini i fatti principali operati dal Signore in quelle terre. Con questi pensieri e con questi sentimenti, visitò con i suoi compagni Gerusalemme, Betlemme, Rama, Nazareth, l'Orto degli Ulivi, il Calvario, il Santo Sepolcro. La vista di quei posti fece crescere ed ingigantire nell'animo del vescovo Cataldo il desiderio di separarsi dal mondo e ritirarsi in solitudine a contemplare e a pregare il Signore. Egli pensò così di ritirarsi nella Tebaide, ma i disegni della Provvidenza erano diversi.

La visione
Un giorno Cataldo era prostrato sul Santo Sepolcro, e pregava perchè il Signore gli facesse conoscere la sua volontà. In visione vide il Signore Gesù che gli disse: «Cataldo, recati a Taranto, dove la Fede predicata dall’apostolo Pietro si sta perdendo. Ti costituisco perciò Pastore di quei popoli che si trovano senza guida. Alle tue cure raccomando la Chiesa Tarantina: Vai a Taranto. Va sicuro, perchè al tuo arrivo l'idolatria e l’eresia saranno estirpate per opera tua». Tale visione gli procurò meraviglia e confusione; come sempre però egli si mostrò obbediente alla volontà del Signore, chiamò i pellegrini che lo avevano accompagnato, raccontò loro la visione e manifestò il desiderio di andare nella penisola italiana, a Taranto. Perciò li benedisse e li esortò a ritornare in Irlanda da soli; ma essi non volevano distaccarsi da lui e lo pregavano di condurli con sè; Cataldo manifestò loro che non era questa la volontà del Signore e, dopo averli ammoniti e invogliati, i compagni pellegrini lo lasciarono per tornare alla loro patria.

Viaggio verso l’Italia
Dopo essersi congedato dai compagni, Cataldo partì verso il mare per trovare una nave diretta in Italia. Giunto al porto trovò una nave greca che stava salpando verso il porto di Lupia nell’Italia meridionale. Il Santo chiese ed ottenne dal comandante della nave di essere imbarcato e condotto in Italia. Dopo essere partiti con un cielo sereno ed un mare calmo, Cataldo, che era dotato di spirito profetico, disse ai marinai: «Preghiamo il Signore, perchè un violento temporale ci sorprenderà». Ma i marinai, che non vedevano in cielo nessuna nube e nessun segno di nessuna tempesta, cominciarono a deriderlo e non gli credettero. Ma ad un certo punto mentre erano al centro del mare il cielo si fece nero, lampi e tuoni solcavano spaventosamente l'aria; una violenta bufera si scatenò; altissime onde si abbatterono sulla nave, anzi lo loro furia si infrangeva ai fianchi di essa allagandola. La forza del vento cominciò a spezzare le antenne. Alcuni marinai, mentre cercavano di rimediare ai danni, furono trascinati in mare dalle onde; gli altri erano pallidi e tremanti per la morte che era loro davanti, e, vedendo verificata la profezia di Cataldo circa la tempesta, gli si gettarono ai piedi dicendogli: «Servo di Dio, tu che pieno dello spirito del Signore ci hai presagito la presente calamità, con le tue preghiere liberaci da questo pericolo». Cataldo li incoraggiava, raccomandando loro ad avere fede in Dio, ed invitava tutti a pregare. Ed ecco che grazie all’intercessione di Cataldo tornò il sereno; il vento furioso si calmò ed il mare si rabbonì.
Dopo parecchi giorni e parecchie notti di navigazione, la nave finalmente giunse nei pressi di Lupia (Lecce) in un piccolo porto, Portus Adrianus, che oggi viene chiamato Porto S. Cataldo. Sbarcato intraprese il cammino verso Taranto. Durante il percorso incontrò una ragazza che pascolava il gregge. Il santo le domandò quale strada fare per raggiungere Taranto. Ma la giovane era una sordomuta, e quindi non poteva rispondere. S. Cataldo ne ebbe compassione e le restituì l'udito e la parola. La notizia del miracolo si sparse in quella regione e nelle campagne circostanti, e fu subito un accorrere di gente che voleva conoscere chi fosse il pellegrino che aveva restituito l'udito e la parola alla pastorella. Il Santo predicò a quella gente la Buona Novella, invitò i pagani a battezzarsi e rigenerò alla fede molti.

Permanenza a Taranto e morte di S. Cataldo
Giunto finalmente a Taranto, Cataldo trovò alla porta della città un tale, cieco dalla nascita, che chiedeva l'elemosina ai passanti. Il Santo lo soccorse e poi gli domandò: «Dimmi, o fratello, qual Fede professano i cittadini di questa famosa città?». «I nostri antenati - rispose il cieco - furono cristiani, ma ora pochissimi sono quelli che adorano il Nazzareno». Ed il Santo gli domandò ancora: «E tu sei Cristiano o Pagano?». «Nessuno mi spiegò mai la Fede Cristiana - rispose il poveretto - perchè da molto tempo la nostra città è priva di un Pastore e di Clero che insegni il culto del vero Dio». Ed il Santo: «Se tu con vera Fede crederai in Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo, e nella Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, e contemporaneamente nel nome della SS. Trinità riceverai il Battesimo, io ti assicuro che riceverai la luce degli occhi e della mente». Il cieco rispose: «Io credo, o Signore, a quanto voi dite; affrettatevi a darmi il Battesimo». Il santo vescovo Cataldo, allora, prese dell'acqua e lo battezzò. Subito il cieco riacquistò la vista e cominciò a gridare: «Venite, accorrete, o cittadini; vedete l'uomo che col Santo Battesimo mi ha dato la vista». Molti abitanti di Taranto, attratti dalla notizia del miracolo, accorsero a vedere il Santo che cominciò a predicare il Vangelo. Fu tanta la meraviglia e l'entusiasmo che destò questo avvenimento tra i presenti, e tanta la efficacia delle parole del Santo, che tutti lo acclamarono loro Vescovo. Si sparse così la fama dei miracoli e della santità del nuovo Presule per la città e per i paesi vicini. Cataldo si prodigò instancabile per i fedeli di Taranto ristabilendo il cristianesimo. Edificò chiese, ordinò Sacerdoti, Diaconi, Chierici perfino nelle borgate e nella campagne. Introdusse l'uso di far cantare dal Clero alternativamente nel coro i salmi e gl'inni. Istituì case per sacre Vergini le quali erano intente alla preghiera, al digiuno, al lavoro manuale.
Soccorreva, con denaro e con consiglio, le vedove, gli orfani, gli oppressi, tutti i miseri. Attese con zelo alla predicazione, alla preghiera, e con ogni sollecitudine e carità al ministero episcopale.
Il santo vescovo Cataldo, così, consumato dal desiderio di vedere edificata la Chiesa di Cristo, inoltrato negli anni, colpito da grave malattia, e sentendosi vicino a morire, chiamò a sè il Clero e i suoi fedeli e disse: «E' giunto per me il tempo di lasciare questo mondo e di andare a godere la Patria dei Beati. Amatevi l'un l'altro, e cercate di rendervi perfetti nella carità. Darete sepoltura a questo mio corpo nella Cappella di S. Giovanni in Galilea, accanto alla Cattedrale, con la faccia rivolta ad oriente per aspettare da quel luogo il giorno della futura risurrezione». Il Santo Vescovo, quindi, alzando la mano disse: «Benedico i presenti, gli assenti, i poveri, i ricchi, gl'infermi, i sofferenti, gli afflitti, i giovani, i vecchi». Così rivolti gli occhi al cielo esalò l’ultimo respiro. Era l’8 marzo del 480.
Il suo corpo fu portato solennemente in Chiesa, tutto il popolo pianse la perdita del Santo Pastore per più giorni. Dio si compiacque di glorificare il suo servo fedele con molti prodigi. Le campane suonarono miracolosamente da sole. Molti infermi toccando il corpo di Cataldo ottennero la guarigione. Così Cataldo, anche dopo la morte, fu glorificato da Dio. Il suo corpo fu composto in un sarcofago di marmo e venne sepolto nel luogo da lui designato.

Diffusione del culto di S. Cataldo e devozione a Gliaca
Il culto di S. Cataldo si diffuse nell’Italia Meridionale e in Sicilia ad opera dei Normanni che nell’XI secolo cacciarono i Saraceni e riorganizzarono le circoscrizioni ecclesiastiche edificando chiese, monasteri e diffondendo il culto di alcuni Santi loro protettori.

A Gliaca la devozione di San Cataldo è legata ad una antica chiesetta del XVIII secolo dedicata appunto a S. Cataldo. La Chiesa, giuspatronato della famiglia Benincasa, custodiva una tela raffigurante il Santo e un prezioso reliquiario in argento dove si legge inciso il nome di S. Cataldo e la data 1781. Esiste anche una piccola statua in gesso di S. Cataldo realizzata dopo il trafugamento del quadro e utilizzata dai pescatori per la festa e la processione del Santo il 10 maggio. Questa festa si è realizzata fino alla metà del secolo scorso, come ricordano le persone più anziane, ed era caratteristica per i numerosi rami di alloro usati per gli addobbi.
Dopo gli ultimi lavori di manutenzione del 2003 nella Chiesa Madre di Gliaca è stata realizzata una nuova cappella destinata ad accogliere l’immagine di San Cataldo, vescovo. La nuova statua del Santo è stata scolpita interamente a mano dal maestro Ferdinando Perathoner di Ortisei nel 2004. E’ in legno di cirmolo e misura 180 cm. Raffigura San Cataldo in abiti vescovili che con la mano destra tiene un pastorale crociato, simbolo dell’autorità vescovile, e con la mano sinistra sorregge la “Torre delle Ciavole”, simbolo di Gliaca. La raffigurazione esprime la protezione e la benedizione di San Cataldo su Gliaca e le sue famiglie simboleggiate dalla “Torre delle Ciavole” e l’invito a mantenere salda la fede in Gesù Cristo.
Il 5 e 6 giugno la nuova immagine di San Cataldo è stata accolta festosamente da numerosi fedeli e in modo solenne è stata collocata nella nuova cappella della Chiesa Parrocchiale di Gliaca.